Blog: http://stradeperdute.ilcannocchiale.it

Neutralità della rete, le ragioni dei no.

L’applicazione dell’innovazione tecnologica è e sarà un grande veicolo di evoluzione sociale e culturale che già oggi ci permette di intravedere i confini di un mondo dove a fianco della fisicità, delle limitazioni geografiche e di trasporto si affaccia quel quinto stato prodotto delle dinamiche tecnosociali giunte a una prima maturazione con la diffusione del modello di utilizzo del web noto come 2.0.

La chiamiamo democrazia dell’informazione, della partecipazione, della discussione.
Non è importante la definizione quanto il riconoscere questo grande bacino immateriale – digitale - che consente all’uomo – reale - di partecipare ai processi di arricchimento della conoscenza senza vincoli di sincronia, di tempo e di distanza.

E’ il prodotto della rivoluzione tecnologica che sollecitata da un’economia mercantile si è intessuta di quell’infrastruttura di nodi connessi di impressionante valore numerico che assume il ruolo di rete: dei servizi, del sapere e , ora, della conversazione. La tecnocultura del terzo millennio.

Questo è un dato di fatto.

Oggi l’infrastruttura di connessione tra nodi è terra di mercato, le società dei dati e delle telecomunicazioni che la possiedono integralmente detengono un potere di una portata mai sperimentata prima e ne sono consapevoli. Da qui la necessità di regolarlo per impedire abusi che limitino la portata di questa fondamentale innovazione sociale istituendo quel principio che prende il nome di Net Neutrality.

Si può facilmente intuire come la natura esclusivamente digitale di internet sia in grado di azzerare il costo di riproduzione dei beni digitalizzabili, di annullare il concetto stesso di distanza e di affievolire le discrepanze socioculturali degli utenti che vi soggiornano. Questa singolarità è d’altra parte estremamente recettiva nei confronti di strumenti atti a controllarne l’attraversamento.

Se da una parte è necessario fare tutto il possibile per permettere a chiunque l’accesso al grande reticolo della conoscenza abbattendo gli impedimenti che per arretratezza culturale e pachiderrmia tecnologica spaccano la popolazione in due, configurando quel digital divide di cui si sente tanto parlare, dall’altra e con maggiore impegno, attenzione e continuità bisogna da subito stabilire come primo diritto della cittadinanza digitale quello di poter accedere a una rete neutrale.

Una rete dove la qualità, la velocità, la possibilità stessa di attraversamento e soggiorno sia offerta in modo paritario a chiunque: utente, software, servizio.

La rete oggi è di fronte a un bivio, la crescente richiesta di connessioni e applicazioni a banda larga, frutto della possibilità di erogare servizi prima esterni al perimetro digitale (si pensi alla internet television, o alla possibilità di telefonare attraverso internet e il protocollo voice over ip) sta solleticando troppo quel desiderio di monetizzare l’infrastruttura di rete da parte delle società TLC non solo vendendo l’accesso ma anche le modalità con cui i servizi vi vengono erogati. Io credo invece che la battaglia debba essere condotta sul campo dell'innovazione e dell'offerta di servizi che sfruttino quel mercato della coda lunga che ha dimostrato di poter essere anche economicamente performante (si pensi a servizi come itunes, skype, ebay e a google).

Purtroppo gli utenti non hanno una grande rappresentanza, almeno non forte quanto quella degli interessi che spingono per una rete regolata da leggi restrittive e di controllo a parziale giustificazione di un modello che erode diritti (quello del copyright). Io credo che la paura sia per l’erosione del mercato e delle posizioni dominanti.
Staremo a vedere.

Pubblicato il 1/5/2009 alle 14.31 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web