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tutti condannati

Con la sentenza di Stoccolma che condanna i gestori di The Pirate Bay a un anno di reclusione e al risarcimento per una cifra pari a quasi 3 milioni di euro è un grosso passo falso che scende a compromessi con un’industria mercantile della creatività che non si è mai spesa per comprendere il fenomeno della società giunta a maturazione con il web 2.0 ma anzi vi si è posta di traverso tentando di introdurvi dinamiche che funzionano su modelli di creazione e distribuzione tipici di mercati offline e beni materiali.

Pur non detenendo alcun file illegale i ragazzi di TPB si sono visti condannare perché palesemente coscienti che attraverso i loro servizi gli utenti possono raggiungere materiale protetto da copyright. Cosa che a cascata renderebbe condannabile la filiera intera di internet: chiunque opera per e sulla rete può ragionevolmente presumere che nelle trame della loro tecnologia si possa agire anche con dolo.
A quando la condanna di google?

Pubblicato il 17/4/2009 alle 15.8 nella rubrica Net Neutrality.

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