Stradeperdute - di Stefano Peppucci stradeperdute | Il Cannocchiale blog
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unnamed fact
primissimi di quale classe?
post pubblicato in Diario, il 2 maggio 2009


Leggo spesso Punto Informatico, in genere gli articoli sono ben confezionati e tecnicamente di buon livello. Nell'ultima edizione mi sono però imbattuto in un titolo quantomeno pretenzioso:

Firefox primo, Chrome secondo 

Per chi non lo sapesse fa parte di quella serie di ricerche che tendono a misurare la virilità dei browser internet marcando l'assottigliarsi della distanza tra Internet Explorer, da sempre in testa per motivi che non sto qui a indicare, e gli altri. Concordo con quanti pensano che siano inutli perdite di tempo, ma visto che c'è chi si ostina a fornire dati che non rappresentano la realtà, nell'ambito in cui sono percepiti, mi permetto di rispondere.

Secondo wakoopa, di cui parla l'articolo in questione, su un non ben precisato insieme di utenti (che pare usino un'applicazione prodotta da loro) la diffusione degli strumenti di navigazione vedrebbe Firefox attestarsi come primo browser con il 52%, Safari al secondo con il 15,33%, Chrome al terzo con il 6,7% (secondo posto assoluto se consideriamo solo gli utenti windows) e Internet Explorer al quarto posto con il 6,04%. Aggiungo inoltre che sempre da questo studio le installazioni MAC in europa si attesterebbero intorno alla soglia del 28%.

Dati strabilianti, se non fosse che la realtà delle cose è ben diversa.

Premetto che i numeri sono bestie difficili da domare e gli elementi in gioco sono molti, tra cui il la scelta di raggruppare o meno per versione e la trasversalità dei sistemi operativi, per cui mi limiterò a fornire dati grezzissimi su un campione di circa 3.000.000 di visite a un portale italiano:

Valori assoluti Browser:
1. 1.357.518 51,80%

2. 978.719 37,34%
3. 131.387 5,01%
4. 93.480 3,57%
5. 36.836 1,41%
6. 16.278 0,62%


Sistema Operativo
1. 2.313.917 88,29%

2. 204.962 7,82%
3. 86.342 3,29%
4. 5.666 0,22%
5. 4.568 0,17%
6. 2.590 0,10%


Browser per Sistema Operativo
1. 1.357.499 51,80%

2. 822.458 31,38%
3. 115.769 4,42%
4. 93.474 3,57%
5. 85.621 3,27%
6. 68.923 2,63%








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permalink | inviato da jabal il 2/5/2009 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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Neutralità della rete, le ragioni dei no.
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


L’applicazione dell’innovazione tecnologica è e sarà un grande veicolo di evoluzione sociale e culturale che già oggi ci permette di intravedere i confini di un mondo dove a fianco della fisicità, delle limitazioni geografiche e di trasporto si affaccia quel quinto stato prodotto delle dinamiche tecnosociali giunte a una prima maturazione con la diffusione del modello di utilizzo del web noto come 2.0.

La chiamiamo democrazia dell’informazione, della partecipazione, della discussione.
Non è importante la definizione quanto il riconoscere questo grande bacino immateriale – digitale - che consente all’uomo – reale - di partecipare ai processi di arricchimento della conoscenza senza vincoli di sincronia, di tempo e di distanza.

E’ il prodotto della rivoluzione tecnologica che sollecitata da un’economia mercantile si è intessuta di quell’infrastruttura di nodi connessi di impressionante valore numerico che assume il ruolo di rete: dei servizi, del sapere e , ora, della conversazione. La tecnocultura del terzo millennio.

Questo è un dato di fatto.

Oggi l’infrastruttura di connessione tra nodi è terra di mercato, le società dei dati e delle telecomunicazioni che la possiedono integralmente detengono un potere di una portata mai sperimentata prima e ne sono consapevoli. Da qui la necessità di regolarlo per impedire abusi che limitino la portata di questa fondamentale innovazione sociale istituendo quel principio che prende il nome di Net Neutrality.

Si può facilmente intuire come la natura esclusivamente digitale di internet sia in grado di azzerare il costo di riproduzione dei beni digitalizzabili, di annullare il concetto stesso di distanza e di affievolire le discrepanze socioculturali degli utenti che vi soggiornano. Questa singolarità è d’altra parte estremamente recettiva nei confronti di strumenti atti a controllarne l’attraversamento.

Se da una parte è necessario fare tutto il possibile per permettere a chiunque l’accesso al grande reticolo della conoscenza abbattendo gli impedimenti che per arretratezza culturale e pachiderrmia tecnologica spaccano la popolazione in due, configurando quel digital divide di cui si sente tanto parlare, dall’altra e con maggiore impegno, attenzione e continuità bisogna da subito stabilire come primo diritto della cittadinanza digitale quello di poter accedere a una rete neutrale.

Una rete dove la qualità, la velocità, la possibilità stessa di attraversamento e soggiorno sia offerta in modo paritario a chiunque: utente, software, servizio.

La rete oggi è di fronte a un bivio, la crescente richiesta di connessioni e applicazioni a banda larga, frutto della possibilità di erogare servizi prima esterni al perimetro digitale (si pensi alla internet television, o alla possibilità di telefonare attraverso internet e il protocollo voice over ip) sta solleticando troppo quel desiderio di monetizzare l’infrastruttura di rete da parte delle società TLC non solo vendendo l’accesso ma anche le modalità con cui i servizi vi vengono erogati. Io credo invece che la battaglia debba essere condotta sul campo dell'innovazione e dell'offerta di servizi che sfruttino quel mercato della coda lunga che ha dimostrato di poter essere anche economicamente performante (si pensi a servizi come itunes, skype, ebay e a google).

Purtroppo gli utenti non hanno una grande rappresentanza, almeno non forte quanto quella degli interessi che spingono per una rete regolata da leggi restrittive e di controllo a parziale giustificazione di un modello che erode diritti (quello del copyright). Io credo che la paura sia per l’erosione del mercato e delle posizioni dominanti.
Staremo a vedere.


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