Stradeperdute - di Stefano Peppucci stradeperdute | Il Cannocchiale blog
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Yann Arthus-Bertrand captures fragile Earth in wide-angle
post pubblicato in Net Neutrality, il 12 giugno 2009


 

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Più di qualche dubbio
post pubblicato in Net Neutrality, il 24 aprile 2009


Secondo le ultime indiscrezioni la nota sentenza di colpevolezza dei pirati di ThePirateBay.org rischia l’annullamento per posizione conflittuale del giudice Tomas Norstrom che, appartenendo a due lobby di pressione in favore della tutela dei diritti di copyright la Swedish Association of Copyright (SFU) (che pubblica anche la "Nordic Intellectual Property Law Review") e la Swedish Association for the Protection of Intellectual Property (SFIR), lascia più di qualche dubbio sull’imparzialità con la quale si è posto nei confronti del tema da giudicare.

Nonostante ciò l’associazione delle major musicali IFPI continua, nella sua opaca e antiquata visione del mercato, nel tentativo di fermare definitivamente la piccola grande baia chiedendo l’offuscamento del sito dei pirati da parte degli ISP che - per il momento – rispediscono al mittente obiettando che non possono svolgere la funzione censoria di nodi di rete nei confronti dei loro clienti.

Quello che colpisce in tutta questa vicenda è la leggerezza con la quale viene affrontato un tema così delicato che può determinare, tanto per restare in mare aperto, una strambata del sistema di regolamentazione della rete verso modelli decisamente liberticidi.

Se a tutto questo aggiungiamo il possibile asse tra le lobby pro copyright-repressivo e le TLC interessate al mercato che intravedono in una rete meno neutrale e più controllata le nubi all’orizzonte sono davvero cupe. Molto cupe.


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Lord Casco: Qual è il problema, colonnello Nunziatella? Cacarella?
post pubblicato in Net Neutrality, il 23 aprile 2009


Leggendo l'articolo del bravo Vittorio Zambardino il cui unico difetto è il titolo troppo "fuorviante" si nota come continui a montare l'onda mediatica attorno a quei due grandi blocchi contrapposti di chi vorrebbe che la rete fosse trattata quale veicolo stupido e di accesso in favore di una net neutrality completa e chi invece ha tutto l'interesse a farne mercato di fatto controllandola con una puntualità estrema.

Peccato che i legislatori strizzino l'occhio a questi ultimi, un po' per la solita pressione delle lobby, che esistono solo contestualmente agli interessi di mercato, ma anche per quella paura che la capacità, ormai evidente, che ha la rete di muovere consenso li esponga alla non remotissima possibilità del "tutti a casa".

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tutti condannati
post pubblicato in Net Neutrality, il 17 aprile 2009


Con la sentenza di Stoccolma che condanna i gestori di The Pirate Bay a un anno di reclusione e al risarcimento per una cifra pari a quasi 3 milioni di euro è un grosso passo falso che scende a compromessi con un’industria mercantile della creatività che non si è mai spesa per comprendere il fenomeno della società giunta a maturazione con il web 2.0 ma anzi vi si è posta di traverso tentando di introdurvi dinamiche che funzionano su modelli di creazione e distribuzione tipici di mercati offline e beni materiali.

Pur non detenendo alcun file illegale i ragazzi di TPB si sono visti condannare perché palesemente coscienti che attraverso i loro servizi gli utenti possono raggiungere materiale protetto da copyright. Cosa che a cascata renderebbe condannabile la filiera intera di internet: chiunque opera per e sulla rete può ragionevolmente presumere che nelle trame della loro tecnologia si possa agire anche con dolo.
A quando la condanna di google?

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Net Neutrality - Qualcosa si muove
post pubblicato in Net Neutrality, il 16 aprile 2009


Oggi ho partecipato, come uditore, al convegno organizzato dal Partito Democratico per presentare e discutere una bozza di legge proposta dai senatori PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati sul tema della neutralità della rete. Presenti l’Onorevole Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione PD e uomo non digiuno di rete e Francesco Verducci, responsabile della comunicazione online del PD.
La sala era piena, il tema d'altronde è di assoluta sostanza, gli interventi buoni e la relazione di Vincenzo Vita molto appassionata.
La prima considerazione è positiva, finalmente si parla di neutralità della rete e si riconosce un modello sociale merito del world wide web, che in tutto il suo percorso sino alla sua abusata definizione di web 2.0 regno dei social netwok e terreno della partecipazione più matura, ha di fatto permesso di costruire: il quinto stato. Uno stato globale, ancora fortemente sociotecnologico, di cui stiamo vivendo una prima maturità.
Quello che invece non mi convince affatto è l’accostamento di un tema tanto sensibile, sul quale si deve trovare una sintesi di grande convergenza verso il riconoscimento di un diritto alla  cittadinanza digitale, con il tema più mercantile del free software.
Non voglio affermare che non siano due battaglie degne, ma tra loro non centrano nulla. Sarebbe come battersi per la fame nel mondo e nel contempo obbligare a mangiare su piatti riciclabili.  
Si rischia di non combinare nulla: il tema del free software che si sposa con quello della proprietà intellettuale, delle licenze creative commons (che non sono la panacea di tutti i mali) è assai complesso e non può essere banalmente integrato in un una legge di grande portata come spero che potrà essere quella della neutralità della rete. Battaglia, che ricordo, va condotta a livello nazionale ma soprattutto internazionale. La rete non ha confini, ricordiamocelo.


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