Stradeperdute - di Stefano Peppucci stradeperdute | Il Cannocchiale blog
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Neutralità della rete, le ragioni dei no.
post pubblicato in Diario, il 1 maggio 2009


L’applicazione dell’innovazione tecnologica è e sarà un grande veicolo di evoluzione sociale e culturale che già oggi ci permette di intravedere i confini di un mondo dove a fianco della fisicità, delle limitazioni geografiche e di trasporto si affaccia quel quinto stato prodotto delle dinamiche tecnosociali giunte a una prima maturazione con la diffusione del modello di utilizzo del web noto come 2.0.

La chiamiamo democrazia dell’informazione, della partecipazione, della discussione.
Non è importante la definizione quanto il riconoscere questo grande bacino immateriale – digitale - che consente all’uomo – reale - di partecipare ai processi di arricchimento della conoscenza senza vincoli di sincronia, di tempo e di distanza.

E’ il prodotto della rivoluzione tecnologica che sollecitata da un’economia mercantile si è intessuta di quell’infrastruttura di nodi connessi di impressionante valore numerico che assume il ruolo di rete: dei servizi, del sapere e , ora, della conversazione. La tecnocultura del terzo millennio.

Questo è un dato di fatto.

Oggi l’infrastruttura di connessione tra nodi è terra di mercato, le società dei dati e delle telecomunicazioni che la possiedono integralmente detengono un potere di una portata mai sperimentata prima e ne sono consapevoli. Da qui la necessità di regolarlo per impedire abusi che limitino la portata di questa fondamentale innovazione sociale istituendo quel principio che prende il nome di Net Neutrality.

Si può facilmente intuire come la natura esclusivamente digitale di internet sia in grado di azzerare il costo di riproduzione dei beni digitalizzabili, di annullare il concetto stesso di distanza e di affievolire le discrepanze socioculturali degli utenti che vi soggiornano. Questa singolarità è d’altra parte estremamente recettiva nei confronti di strumenti atti a controllarne l’attraversamento.

Se da una parte è necessario fare tutto il possibile per permettere a chiunque l’accesso al grande reticolo della conoscenza abbattendo gli impedimenti che per arretratezza culturale e pachiderrmia tecnologica spaccano la popolazione in due, configurando quel digital divide di cui si sente tanto parlare, dall’altra e con maggiore impegno, attenzione e continuità bisogna da subito stabilire come primo diritto della cittadinanza digitale quello di poter accedere a una rete neutrale.

Una rete dove la qualità, la velocità, la possibilità stessa di attraversamento e soggiorno sia offerta in modo paritario a chiunque: utente, software, servizio.

La rete oggi è di fronte a un bivio, la crescente richiesta di connessioni e applicazioni a banda larga, frutto della possibilità di erogare servizi prima esterni al perimetro digitale (si pensi alla internet television, o alla possibilità di telefonare attraverso internet e il protocollo voice over ip) sta solleticando troppo quel desiderio di monetizzare l’infrastruttura di rete da parte delle società TLC non solo vendendo l’accesso ma anche le modalità con cui i servizi vi vengono erogati. Io credo invece che la battaglia debba essere condotta sul campo dell'innovazione e dell'offerta di servizi che sfruttino quel mercato della coda lunga che ha dimostrato di poter essere anche economicamente performante (si pensi a servizi come itunes, skype, ebay e a google).

Purtroppo gli utenti non hanno una grande rappresentanza, almeno non forte quanto quella degli interessi che spingono per una rete regolata da leggi restrittive e di controllo a parziale giustificazione di un modello che erode diritti (quello del copyright). Io credo che la paura sia per l’erosione del mercato e delle posizioni dominanti.
Staremo a vedere.


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Più di qualche dubbio
post pubblicato in Net Neutrality, il 24 aprile 2009


Secondo le ultime indiscrezioni la nota sentenza di colpevolezza dei pirati di ThePirateBay.org rischia l’annullamento per posizione conflittuale del giudice Tomas Norstrom che, appartenendo a due lobby di pressione in favore della tutela dei diritti di copyright la Swedish Association of Copyright (SFU) (che pubblica anche la "Nordic Intellectual Property Law Review") e la Swedish Association for the Protection of Intellectual Property (SFIR), lascia più di qualche dubbio sull’imparzialità con la quale si è posto nei confronti del tema da giudicare.

Nonostante ciò l’associazione delle major musicali IFPI continua, nella sua opaca e antiquata visione del mercato, nel tentativo di fermare definitivamente la piccola grande baia chiedendo l’offuscamento del sito dei pirati da parte degli ISP che - per il momento – rispediscono al mittente obiettando che non possono svolgere la funzione censoria di nodi di rete nei confronti dei loro clienti.

Quello che colpisce in tutta questa vicenda è la leggerezza con la quale viene affrontato un tema così delicato che può determinare, tanto per restare in mare aperto, una strambata del sistema di regolamentazione della rete verso modelli decisamente liberticidi.

Se a tutto questo aggiungiamo il possibile asse tra le lobby pro copyright-repressivo e le TLC interessate al mercato che intravedono in una rete meno neutrale e più controllata le nubi all’orizzonte sono davvero cupe. Molto cupe.


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Lord Casco: Qual è il problema, colonnello Nunziatella? Cacarella?
post pubblicato in Net Neutrality, il 23 aprile 2009


Leggendo l'articolo del bravo Vittorio Zambardino il cui unico difetto è il titolo troppo "fuorviante" si nota come continui a montare l'onda mediatica attorno a quei due grandi blocchi contrapposti di chi vorrebbe che la rete fosse trattata quale veicolo stupido e di accesso in favore di una net neutrality completa e chi invece ha tutto l'interesse a farne mercato di fatto controllandola con una puntualità estrema.

Peccato che i legislatori strizzino l'occhio a questi ultimi, un po' per la solita pressione delle lobby, che esistono solo contestualmente agli interessi di mercato, ma anche per quella paura che la capacità, ormai evidente, che ha la rete di muovere consenso li esponga alla non remotissima possibilità del "tutti a casa".

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Net Neutrality - Qualcosa si muove
post pubblicato in Net Neutrality, il 16 aprile 2009


Oggi ho partecipato, come uditore, al convegno organizzato dal Partito Democratico per presentare e discutere una bozza di legge proposta dai senatori PD Vincenzo Vita e Luigi Vimercati sul tema della neutralità della rete. Presenti l’Onorevole Paolo Gentiloni, responsabile della comunicazione PD e uomo non digiuno di rete e Francesco Verducci, responsabile della comunicazione online del PD.
La sala era piena, il tema d'altronde è di assoluta sostanza, gli interventi buoni e la relazione di Vincenzo Vita molto appassionata.
La prima considerazione è positiva, finalmente si parla di neutralità della rete e si riconosce un modello sociale merito del world wide web, che in tutto il suo percorso sino alla sua abusata definizione di web 2.0 regno dei social netwok e terreno della partecipazione più matura, ha di fatto permesso di costruire: il quinto stato. Uno stato globale, ancora fortemente sociotecnologico, di cui stiamo vivendo una prima maturità.
Quello che invece non mi convince affatto è l’accostamento di un tema tanto sensibile, sul quale si deve trovare una sintesi di grande convergenza verso il riconoscimento di un diritto alla  cittadinanza digitale, con il tema più mercantile del free software.
Non voglio affermare che non siano due battaglie degne, ma tra loro non centrano nulla. Sarebbe come battersi per la fame nel mondo e nel contempo obbligare a mangiare su piatti riciclabili.  
Si rischia di non combinare nulla: il tema del free software che si sposa con quello della proprietà intellettuale, delle licenze creative commons (che non sono la panacea di tutti i mali) è assai complesso e non può essere banalmente integrato in un una legge di grande portata come spero che potrà essere quella della neutralità della rete. Battaglia, che ricordo, va condotta a livello nazionale ma soprattutto internazionale. La rete non ha confini, ricordiamocelo.


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